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Trenta centimetri di ferocia

Sono li da un pò. Non passa mai nessuno da questa stradina, l’attesa si fa lunga.
Poi, finalmente, in lontananza vedo due loschi figuri avvicinarsi. Mi apposto, approfittando di una spaccatura nella decadente staccionata in legno. Troppi anni di incuria hanno portato a quel risultato, troppo tardi oramai per aggiustarla, quella recinzione. Del resto, la famiglia di immigrati che abita la casa ha altri problemi, ben più importanti, come le crocchette per me, tutti i giorni. Comunque sono dettagli, per me, che apprezzo la possibilità di usare queste finestre improvvisate per difendere il mio territorio. Le due persone nel frattempo si avvicinano, passo dopo passo. Il primo, circa quarant’anni e stempiato, cammina zigzagando tra le pozzanghere, fumando una sigaretta, indifferente. O meglio, è ciò che vuole far credere. E’ il secondo che attira maggiormente la mia attenzione. E’ un signore brizzolato, sui cinquant’anni, giacca in pelle. Mi ha puntato, l’ho percepito da subito. Da quando ha portato la mano sullo strano oggetto che porta al collo. Eppure finge ancora indifferenza, il tipo. Cinque metri, quattro, tre, eccolo lì. Ora è di fronte a me.
Si ferma, lo strano oggetto vicino agli occhi, ed inizia a spararmi. Lo sapevo.

Click, click, click….ed ancora click…

Mi manca clamorosamente, me lo aspettavo, sono troppo agile per un malfattore attempato. Nel frattempo l’arma ha finito di sparare, avrà rinunciato o più probabilmente avrà finito i colpi a disposizione. Invece di ritirarsi, inaspettatamente, il tipo si avvicina, allungando la mano, verso di me. Non molla, penso. Accomodati pure, avvicinati ancora un pò, a portata di denti, e vedrai. Sono trenta centimetri di pura ferocia pronta a scatenarsi, senza scrupoli, senza pietà. Lo scoprirai.
La sua mano è lì, a portata di morso, ma aspetto ancora, voglio essere sicuro di non farmelo scappare. Ecco, ora mi tocca la testa, con uno strano gesto, dall’alto verso il basso, chissa cosa vuole fare. Aspetto ancora, voglio scoprire cosa ha in mente. Continua ad accarezzarmi, dovrei azzannarlo lo so, sarebbe il momento giusto, ma aspetto ancora. Istintivamente chiudo gli occhi e lascio fare. Non mi dispiace, lo lascio fare ancora un attimo, ho tutto sotto controllo, penso. Ancora un attimo……..ancora un attimo…….
Poi, improvvisamente come ha iniziato, il tipo ritrae la mano e, con un sorriso inquietante, si allontana con il suo amico, quello della sigaretta, che intanto ne ha accesa un’altra. L’ennesima.

Maledetto. Torna qua, non abbiamo ancora finito noi due.
Torna qua, continua….

 

 

I cani ci dicono:“Abbi cura di te.
Mettimi una mano sul capo e io ti ricorderò come farlo”.

Fabrizio Caramagna

 

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