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Il patto

Ci sono giorni che ti senti davvero stanco. Ti manca tutto. Non capisci neanche come fai a stare ancora in piedi. Vai avanti per inerzia. Nello strano cammino di questa vita, non ti puoi certo considerare un maratoneta, o un corridore. Tu fai piccoli passi. Spesso ti fermi. Ti perdi continuamente, e ti ritrovi sovente a girare in “tondo”. Gli altri ti superano, qualcuno ti parla, molti ti guardano in modo strano. La maggior parte ti ignora. E a te va benissimo così. Hai sempre preferito i sentieri, alle strade principali. Ma per comodità, fino a ora, hai comunque seguito direzioni intraprese da moltissima gente. Del resto non hai mai dovuto affrontare percorsi così alternativi per differenziarti dalla “massa”. Ti basta essere te stesso. Il profondo senso di stanchezza e una strana agitazione, ti accompagnano nel tuo cammino. Rendendolo diverso. Hai molti problemi, come tutti del resto.
Ma molti dei tuoi – pochi – interlocutori, ti trattano come se tu ne avessi di più. E forse hanno pure ragione. Non vedi differenze nelle altre persone. Al di là delle tue radici e della tua formazione, ti sei sempre sentito diverso da chiunque. Quindi per te, ci sono gli altri e ci sei tu. Siamo tutti unici e irripetibili, come chiunque altro. Tu vedi anime che fanno un percorso. Una persona con un diverso colore della pelle, una diversa fede, un diverso orientamento sessuale  e così via, possono salvarti la vita o distruggertela esattamente come chi ha le tue stesse caratteristiche. Tu non vedi la diversità in quanto tale, tu vedi persone, anime che fanno il proprio percorso.
Ironia della sorte, questo ti rende praticamente diverso dalla quasi totalità – se non tutti – di chi incontri lungo il tuo cammino. Gli incontri più belli e rari, sono con quelle persone che ti piace definire “sopravvissuti”. Sono in qualche modo riusciti a superare esperienze durissime e traumatiche, ma ad altissimo prezzo, perdendo interi pezzi del loro essere. Sopravvissuti ad eventi che li hanno cambiati dentro, rendendoli diversi. Per sempre. Angeli – o demoni – caduti a cui hanno strappato le ali. Non possono più volare, le ali non ricrescono. E la cosa gli manca da morire. Ma possono comunque provare a stare in qualche modo, in piedi. E lo fanno. Di solito li riconosci al primo sguardo. Forse perché in fondo, sai di esserlo anche tu. A volte ti sembra di essere come il personaggio di una vecchia storiella. Un uomo che cade dal tetto di un palazzo di 200 piani. E ogni volta che scende di un piano, grida “ Fino a qui tutto bene! ” E la cosa ti fa sorridere.
Tu sei un sopravvissuto, hai fatto un patto con questa vita. Nonostante la perenne stanchezza, il dolore, i tuoi tanti errori e gli enormi limiti, tu provi comunque a fare il tuo percorso. Anche se non sai bene qual è. Anche se sei consapevole che può succedere di tutto, puoi perdere le persone che ti vogliono bene, la salute, l’amore, la libertà, persino la dignità. Ma il sorriso, almeno quello interiore non te lo può togliere nessuno. Perché molti anni fa hai fatto un patto con questa vita. E ogni giorno di questo strano cammino, anche quello più brutto e doloroso, per te è un grandissimo regalo. Hai perso molte cose, sei stato lasciato da molte persone. Sei stato rifiutato molte volte, altre hai dovuto cambiare strada tu… Accogli ciò che ricevi e lasci andare quello che non ti spetta.
Ma dentro di te, sai di non essere mai solo e ti senti libero. Non lo capisci a pieno, ma sai che c’è un senso. Tutto avviene per un motivo… Tu hai fatto un patto…
Questo strano viaggio, hai scelto di provare a vivertelo fino in fondo!
Quindi, fin qui tutto bene…

E poi chi l’ha detto che le ali non possono ricrescere?

 


 

Progetto “Impressioni in bianco e nero”  – episodio 11

“Impressioni in bianco e nero è un intreccio di immagini e parole, nel tentativo di descrivere in modo alternativo luoghi, situazioni e dettagli di vita”

Testo di Fulvio Giordano

Fotografia di Marco Galletto 

 


Amo la mia libertà, per questo lascio le cose che amo libere.
Se tornano, è perché le ho conquistate.
Se non lo fanno, è perché non le ho mai possedute.

John Lennon

 

 

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